Capire di essere stati truffati da un finto broker è uno shock che spinge molti a cercare risposte nei posti sbagliati. Alcuni continuano a chiedere rassicurazioni allo stesso truffatore, altri si limitano a “andare alla Polizia Postale”, altri ancora si affidano ad agenzie costose o all’amico smanettone. Ma nessuno di questi percorsi, da solo, è sufficiente per avviare un recupero serio ed efficace.
Se vuoi davvero aumentare le possibilità di recuperare il tuo denaro, devi affidarti a professionisti che conoscono a fondo queste dinamiche e sanno cosa fare — fin dal primo passo.
Quando inizi a sospettare la truffa, il primo impulso è spesso quello di cercare rassicurazioni proprio da chi ti ha ingannato. È un errore gravissimo: continuerà a manipolarti, a promettere falsi recuperi e a spingerti a versare altri soldi. Ogni messaggio scambiato con lui peggiora la tua posizione e riduce le possibilità di intervento.
Presentare querela è fondamentale, ma farlo “alla buona”, raccontando aneddoti o portando solo le distinte dei bonifici, non serve. La denuncia deve contenere gli elementi tecnici minimi per permettere alla Procura di avviare indagini reali. Senza una struttura corretta, rischi che il procedimento non porti a nessun risultato utile.
Le agenzie investigative spesso propongono analisi dei flussi a costi altissimi, quando i dati necessari sono già disponibili nei bonifici o nella blockchain. L’amico “esperto di internet”, invece, non può offrirti alcun vantaggio reale. Senza competenze giuridiche e finanziarie, questi tentativi ti fanno solo perdere tempo prezioso.
Massimizzare le opportunità di recupero, dopo aver subito una truffa, significa doversi muovere in tempi rapidi, avere già da subito le idee chiare sul da farsi, seguendo una specifica strategia
Capire di essere stati raggirati da un finto broker è destabilizzante. In quei momenti si tende a cercare risposte nei posti sbagliati: si continua a parlare con il truffatore, si corre alla Polizia Postale senza preparazione o ci si affida a chiunque prometta miracoli. Ma questi passi, seppur istintivi, rischiano di compromettere le possibilità di recupero. La verità è che servono competenze specifiche, metodo e visione tecnica di come funzionano davvero queste truffe.
Quando nasce il sospetto, il primo impulso è quello più pericoloso: cercare rassicurazioni da chi ti ha ingannato.
Il truffatore continua a fingere amicizia, assicura che i fondi non sono persi, inventa “procedure di recupero interne” e ti spinge a depositare ancora. Ogni contatto con lui ti fa scivolare più a fondo nella manipolazione psicologica e riduce le possibilità di un recupero serio. La prima regola è semplice: taglia ogni comunicazione immediatamente.
Presentare querela è essenziale, ma farlo nel modo sbagliato significa vanificare l’intero procedimento.
Non è compito della vittima decidere se rivolgersi alla Polizia Postale o ai Carabinieri: qualunque ufficio raccoglierà la tua querela, questa verrà trasmessa alla Procura della Repubblica, che assegnerà il fascicolo al corpo più competente.
Ciò che conta davvero è come la querela è scritta. Una denuncia efficace non è un romanzo della truffa, né un insieme caotico di screenshot, ma un documento tecnico che contiene:
la qualificazione corretta dei reati configurabili
l’identificazione precisa dei pagamenti
gli elementi minimi necessari per avviare le attività di ricerca
Senza questa struttura, il rischio è che il fascicolo resti privo di reali possibilità investigative.
la vittima apre un conto crypto intestato a sé stessa;
effettua bonifici verso il proprio conto per ricaricare il wallet;
il truffatore accede abusivamente al conto;
converte il saldo in criptovalute;
trasferisce le crypto verso propri wallet anonimi.
Di conseguenza, le distinte dei bonifici non indicano il destinatario della truffa.
È fondamentale saper ricostruire la catena delle transazioni, distinguendo correttamente ciò che hai pagato tu da ciò che è stato sottratto. Una querela che non chiarisce questi elementi è inefficace e rischia di fuorviare le indagini.
Molte agenzie pubblicizzano servizi di “tracciamento fondi” a cifre spropositate.
Ma nella maggior parte dei casi:
i dati dei bonifici sono già completi e disponibili;
la blockchain è trasparente e può essere analizzata con strumenti standard;
l’unica autorità che può procedere legalmente è comunque la Procura.
Queste analisi, presentate come operazioni complesse, sono spesso attività automatizzate che non giustificano i costi richiesti.
Inoltre, anche se producessero report dettagliati, non hanno alcun valore se non inseriti correttamente all’interno di una strategia legale.
Quando si cerca aiuto, è facile incontrare:
società che promettono rimborsi garantiti;
consulenti che offrono recuperi “sicuri al 100%”;
operatori stranieri che assicurano soluzioni immediate.
Sono quasi sempre truffe nel truffa: le cosiddette recovery scam.
Promettono ciò che nessuno può garantire e sfruttano la vulnerabilità della vittima. Rivolgersi a loro significa cadere in una spirale ancora più pericolosa.
L’amico “esperto di internet” può essere animato da buone intenzioni, ma non possiede:
competenze giuridiche;
competenze finanziarie;
conoscenza delle dinamiche criminali;
esperienza nella redazione di querele orientate alle indagini;
capacità di interlocuzione con banche, piattaforme crypto e autorità.
In questo ambito, il fai-da-te non solo non porta risultati, ma può compromettere irrimediabilmente le possibilità di recupero.
Il vero percorso di recupero richiede una strategia giudiziale e stragiudiziale coordinata.
Oltre alla querela, occorre agire su più fronti:
segnalazioni a CONSOB e altre autorità di vigilanza;
comunicazioni a banche e istituti di pagamento coinvolti;
interlocuzione con exchange e piattaforme crypto;
richieste tecniche ai service provider e ai registrar dei siti truffaldini;
iniziative per limitare o bloccare le funzionalità della piattaforma fraudolenta.
Questi interventi, se ben costruiti, possono generare pressione sui responsabili e favorire rimborsi, accordi o collaborazioni.
Soprattutto, dimostrano alle autorità la serietà del caso e agevolano l’attivazione delle indagini.
Per strutturare correttamente tutto questo percorso è indispensabile l’intervento di un professionista che:
conosce in profondità i meccanismi delle truffe finanziarie;
sa redigere querele tecniche e orientate all’azione;
è in grado di rapportarsi con banche, consob, piattaforme e autorità;
ha esperienza diretta in casi analoghi;
evita sprechi di tempo e false promesse.
È esattamente ciò che facciamo tramite la nostra associazione: offriamo assistenza legale specializzata e seguiamo ogni fase del percorso, dalla querela alle attività stragiudiziali.
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