La truffa di cyberlegalsolutions: perché parliamo di recovery scam

cyber legal solutions

Quando qualcuno ha appena perso soldi online — magari per un finto broker, un investimento in crypto “garantito”, o una piattaforma di trading che sparisce al momento del prelievo — entra nel mirino di una seconda categoria di truffatori: quelli che si presentano come “recupero fondi”. In inglese: recovery scam.

La logica è subdola e ricorsiva: ti dicono che possono aiutarti a riavere i soldi o a recuperare un premio/servizio mai ricevuto, ma “prima” devi pagare qualcosa (una tassa, una commissione, una verifica, un’onorario, una cauzione). Se li paghi, perdi altro denaro. È uno schema noto e documentato dai principali enti di tutela dei consumatori: la Federal Trade Commission lo descrive come uno scenario in cui qualcuno promette di recuperare ciò che hai perso “a patto che tu paghi prima”, e così finisci per essere raggirato di nuovo.

Appartiene a questa categoria uno dei siti che di recente c’è stato più spesso segnalato: cyberlegalsolutions .com e a cui abbiamo dedicato una ricca analisi OSINT di cui ripercorriamo qui a seguire gli elementi di maggiore rilievo.

Prima tappa OSINT: cosa promette e come si presenta il sito

La prima cosa da fare è sempre banalissima, ma fondamentale: leggere bene cosa ti stanno offrendo, come si qualificano, e quali leve usano per convincerti. Nel caso di Cyber Legal Solutions il sito insiste sull’idea di “esperti legali” focalizzati su dispute finanziarie, frodi in criptovalute e truffe online, con l’aspirazione di “recuperare” denaro a clienti “in tutto il mondo”.

Perché è utile? Perché lo storytelling di un recovery scam è spesso “istituzionale”: non si presentano come una qualsiasi azienda tech, ma come un’autorità morale/legale. Il linguaggio “law firm”, “legal experts”, “certificate”, “blockchain lawyers”, “consulenza gratuita”, “tutela degli interessi” è pensato per abbassare le difese e farti credere che finalmente stai parlando con “i buoni”.

Controllo tecnico (sempre): età del dominio e trasparenza del registrante

Una verifica OSINT classica è guardare quando è nato il dominio e quanto rimarrà in vita (salvo rinnovi). Da questo elemento puoi già intuire se sei davanti a un nome nuovo di zecca con scadenza ravvicinata — una configurazione tipica di chi apre-sfrutta-chiude.

Uno strumento di reputazione come Scamdoc, nella sezione “detailed information”, indica per cyberlegalsolutions. com:

  • data di creazione: 13/05/2025,

  • scadenza: 13/05/2026,

  • e soprattutto: titolare nascosto sul WHOIS (identità oscurata).

Perché è utile? Perché una realtà professionale strutturata — uno studio legale vero, con iscrizioni ad albi, responsabilità professionale e clienti aziendali — tende a non cambiare dominio “ogni anno” e soprattutto a non puntare sulla totale opacità del registrante. Non è una prova definitiva (ci sono anche motivi legittimi per la privacy del WHOIS), ma combinata con altri elementi diventa un segnale.

Reputazione: quando la “voce dei clienti” punta in una direzione (e che schema descrive)

Il passo successivo è guardare recensioni pubbliche e segnalazioni, non per prendere ogni testimonianza come verità assoluta, ma perché, quando i racconti convergono, spesso lo schema emerge.

Su Trustpilot la pagina di Cyberlegalsolutions mostra:

  • TrustScore 2,0 su 5,

  • 15 recensioni,

  • e un profilo “non reclamato”.

Numeri del genere non dicono automaticamente “truffa”, ma cambiano drasticamente il tipo di attenzione da prestare: non stai entrando in contatto con un campione di reputazione, ma con un soggetto percepito come problematico da una larga quota di utenti.

Ancora più interessante (per collegarlo al concetto di recovery scam): le recensioni negative descrivono proprio la sequenza tipica della truffa sulla truffa — promettere di sbloccare fondi in crypto (con riferimenti a wallet e piattaforme note), per poi introdurre pagamenti aggiuntivi spacciati per tasse/verifiche/sblocchi, e a quel punto sparire. In altre parole: l’aspettativa legale (“recupero del maltolto”) viene invertita in un ulteriore esborso.

Coerenza interna e segnali da “template”: i Termini e Condizioni che parlano di… un altro dominio

Un segnale OSINT molto concreto è verificare se i testi “legali” del sito sono coerenti e scritti per quel sito (o se sono un copia-incolla adattato male).

Nel caso di cyberlegalsolutions. com, la pagina Termini e condizioni contiene una frase che stona parecchio: “Accedendo a questo sito web (accessibile all’indirizzo https://internationalfraudlitigation. com)…”.

Perché è utile? Perché i truffatori spesso replicano lo stesso schema su più domini, riutilizzando contenuti. Se i Termini e Condizioni di un sito rimandano a un altro sito, può significare almeno una di queste cose:

  • disattenzione (non controlli nemmeno i tuoi testi legali),

  • o più seriamente: infrastruttura multi-dominio dove si sposta l’operazione se un dominio viene segnalato/bannato.

In quella stessa pagina compaiono anche la mail generica support@cyberlegalsolutions. com e un riferimento di indirizzo (Milano, Piazza Gae Aulenti 3). Un indirizzo prestigioso messo così, da solo, non prova nulla: in OSINT è un dato che va messo in lista “da verificare su registri, elenchi professionali, presenza reale di studio, titolari, P.IVA, iscrizioni”. Il punto è: se a questo indirizzo non associ elementi “duri” (albi, professionisti identificabili, struttura societaria), l’indirizzo rischia di diventare solo un pezzo di marketing.

Collegamento esterno (OSINT): il dominio “internationalfraudlitigation. com” come pista e la privacy offshore

Dalla “scivolata” nei Termini nasce una verifica aggiuntiva: che cos’è internationalfraudlitigation. com?

Anche qui, strumenti di reputazione mostrano un profilo in linea con quello tipico dei domini a rischio:

  • WHOIS registrazione 2025-02-10,

  • contatti e proprietà “masked” (servizio di privacy),

  • con indicazioni legate a una struttura di privacy in Panama (dato tipico dei servizi di anonimizzazione).
    Inoltre lo stesso dominio viene valutato con un trust score molto basso da Scamadviser.

Perché è utile? Perché OSINT non è “un unico indizio”, ma la somma di pattern. E il pattern qui è: brand “legale” + promessa di recupero fondi + dominio nato di recente + titolare nascosto + network di domini con contenuti replicati + reputazione online pessima. Questa combinazione, storicamente, appartiene a categorie di truffe “cicliche”.

Cosa dovrebbe fare (subito) chi cerca aiuto, senza cadere nella “trappola del recupero”

Chiudiamo con una regola d’oro che vale oltre “La truffa di cyberlegalsolutions”: se qualcuno ti promette di recuperare soldi già persi e ti chiede un pagamento upfront, stai entrando in un recovery scam. Lo schema è noto, ricorrente e mirato proprio su chi ha già subito un danno.

Se sei vittima di una truffa online, la strada più sicura raramente passa da un sito trovato su Google che promette “recuperi garantiti” tramite messaggi e numeri esteri. Serve:

  • documentare subito tutto,

  • segnalare alle autorità competenti,

  • e, se scegli un professionista, verificare identità, iscrizione all’albo e struttura reale — evitando chiunque sia opaco o appena nato sul web.

Perché il recovery scam è proprio questo: trasformare la tua voglia di giustizia in un secondo, doloroso, prelievo.

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