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RoyalAssetManagement: verifica su rlassetmanagement.com

§ Sintesi dei contenuti

Ti ha contattato un consulente che ti propone di aprire un conto su rlassetmanagement.com, oppure hai già depositato del denaro sul terminale raggiungibile all’indirizzo webtrader.rlassetmanagement.com. Il sito si presenta con il marchio RoyalAssetManagement, parla di dieci anni di esperienza e mostra un’interfaccia di negoziazione dall’aspetto professionale. Prima di versare altro denaro, ci sono alcuni elementi documentali che vale la pena conoscere.

Questa analisi raccoglie i dati tecnici e testuali rilevati sul dominio il 28 agosto 2026: registrazione, certificati, contenuti delle pagine legali, architettura della piattaforma di trading. E ricostruisce una cronologia che parte da un provvedimento della Consob del giugno 2026 e arriva al sito attivo oggi. Troverai fatti verificabili, con indicazione della fonte, e nessuna conclusione al posto tuo.

Che cos’è rlassetmanagement.com e che cosa offre

Il sito, raggiungibile e pienamente operativo al momento della verifica (risposta HTTP 200, cioè il server restituisce regolarmente le pagine richieste), si presenta con il nome commerciale RoyalAssetManagement, scritto per esteso nel logo, nel titolo di ogni pagina e in tutti i testi. Il dominio adotta invece la sigla “rl” al posto della parola “Royal”: è per questo che la piattaforma circola anche con la dicitura “RL Asset Management”.

L’offerta dichiarata è la negoziazione a leva in CFD e spread betting su valute, indici, azioni, materie prime, bitcoin e altre criptovalute. I CFD, o contratti per differenza, sono strumenti derivati con cui non compri l’attività sottostante ma scommetti sulla sua variazione di prezzo, moltiplicata dalla leva finanziaria: in pratica, con poche centinaia di euro muovi posizioni molto più grandi, e le perdite si amplificano nella stessa misura. Sono prodotti la cui offerta al pubblico in Italia è riservata a soggetti autorizzati.

Il listino prevede tre livelli di conto: A-FUTURE da 250 dollari, B-GROW da 1.500 dollari e E-PRO da 10.000 dollari. L’architettura è quella tipica delle piattaforme di trading distribuite su tre indirizzi: il sito vetrina, l’area clienti su client.rlassetmanagement.com e il terminale operativo su webtrader.rlassetmanagement.com. I tre host condividono lo stesso certificato di sicurezza e gli stessi indirizzi IP, il che significa che sono la medesima infrastruttura e non tre servizi distinti.

Il provvedimento Consob del 26 giugno 2026 riguarda un altro dominio

Questo è il punto su cui serve la massima precisione, perché è anche quello su cui è più facile fraintendere.

Con comunicato stampa del 26 giugno 2026, intitolato “Occhio alle truffe! Abusivismo finanziario: Consob oscura 21 siti internet”, l’autorità italiana di vigilanza sui mercati finanziari ha ordinato l’oscuramento di ventuno siti che prestavano abusivamente servizi e attività di investimento o servizi per le cripto-attività. Nell’elenco figura testualmente la voce: «Royalassetmanagement (sito https://royalassetmanagement.co e relative pagine https://client.royalassetmanagement.co e https://webtrader.royalassetmanagement.co)». Il provvedimento si fonda sui poteri introdotti dal cosiddetto decreto crescita (legge 58/2019), che consentono alla Consob di ordinare ai fornitori di connettività di rendere inaccessibili dall’Italia i siti attraverso cui vengono offerti servizi finanziari senza autorizzazione. La fonte è la pagina ufficiale dell’autorità: comunicato Consob del 26 giugno 2026.

Quel provvedimento riguarda il dominio con estensione .co e le sue due pagine, non il dominio rlassetmanagement.com. Alla data di questa verifica non risulta pubblicato alcun provvedimento di autorità che nomini il dominio con estensione .com. È un dato che va letto per quello che è: significa soltanto che il nuovo indirizzo non è stato finora oggetto di un provvedimento pubblicato. Non significa che sia autorizzato.

Va aggiunto un dato di stato: alla stessa data, royalassetmanagement.co e webtrader.royalassetmanagement.co non servono più alcun contenuto e restituiscono un errore di rete, mentre rlassetmanagement.com e i suoi due sottodomini rispondono regolarmente e sono operativi.

Sul dominio precedente avevamo già pubblicato un’analisi dedicata, che puoi leggere qui: Royal Asset Management: analisi di un sito sospetto di investimento online.

Gli elementi di continuità tra i due domini

Dal confronto diretto tra il sito oscurato e quello oggi attivo emergono una serie di elementi comuni, tutti osservabili e verificabili da chiunque disponga degli stessi strumenti pubblici. Li elenchiamo come dati, non come conclusioni.

  • La cronologia. L’ordine di oscuramento è del 26 giugno 2026. Il dominio rlassetmanagement.com risulta registrato il 10 luglio 2026, quattordici giorni dopo (fonte: registro WHOIS, cioè l’archivio pubblico che conserva data e intestazione di ogni dominio, consultato il 28 agosto 2026).
  • Il marchio. Su entrambi i siti il nome esposto è scritto per esteso e in modo identico: RoyalAssetManagement.
  • L’architettura. Su entrambi i domini la stessa tripletta di indirizzi: sito di presentazione, client. e webtrader.
  • Il registrar e il servizio di privacy. Entrambi i domini sono registrati presso NameSilo e schermati dallo stesso servizio di privacy, PrivacyGuardian.org, con il medesimo indirizzo di Phoenix, in Arizona. Questo servizio sostituisce i dati del titolare reale con i propri: dal registro pubblico non è identificabile alcuna persona fisica o giuridica.
  • Le pagine. Lo stesso identico insieme di pagine, con gli stessi nomi e la stessa struttura.
  • I testi, compresi gli errori. Le stesse frasi ricorrono parola per parola su entrambi i siti: la data di fondazione fissata al 2009, il disclaimer sul 74% dei conti in perdita, e persino gli stessi numeri di telefono composti da soli zeri.

A questi si aggiungono due indicazioni di datazione che il sito stesso rende pubbliche. Le pagine oggi servite da rlassetmanagement.com risultano create in un database WordPress che risale al luglio e agosto 2020, e conserva ancora i contenuti di default di un’installazione appena creata; le immagini richiamate dalla home sono invece file caricati nel marzo 2026, cioè quattro mesi prima della registrazione del dominio attuale e nello stesso mese in cui era stato registrato il dominio poi oscurato.

Questi elementi sono compatibili con il trasferimento della medesima installazione da un indirizzo all’altro.

Nessuna licenza dichiarata e nessuna società identificabile

Una piattaforma che offre CFD a leva a clientela al dettaglio in Europa deve essere autorizzata da un’autorità di vigilanza e deve dichiararlo, indicando denominazione sociale, numero di licenza e autorità di riferimento. Su questo sito, la ricerca testuale condotta su tutte le pagine raggiungibili restituisce zero occorrenze dei nomi FCA, CySEC, Consob, ESMA, ASIC, BaFin, FINMA e AMF. Non esiste una pagina dedicata alla regolamentazione, e non compare alcun numero di autorizzazione.

Allo stesso modo, nei circa 154.000 caratteri della pagina “Legal & Documents” — che contiene termini e condizioni, politica su depositi e prelievi, politica antiriciclaggio, informativa sui rischi e privacy policy — non compaiono denominazione sociale, forma giuridica, numero di registrazione, partita IVA, sede legale, né alcun nome di amministratore o fondatore. Questa assenza ha una conseguenza pratica precisa: non esiste un nome da cercare nei registri delle autorità. Chi volesse verificare l’esistenza di un’autorizzazione non ha, letteralmente, nulla da digitare nel campo di ricerca.

Due ordinamenti diversi nello stesso corpus contrattuale

I termini e condizioni rinviano per due volte alle «Estonian Governing laws», cioè alla legge estone. L’informativa sui rischi pubblicata nella stessa pagina dichiara invece di fondarsi sulla «Investment Services and Activities and Regulated Markets Law of 2007 (No. 144(I)/2007)», che è la legge cipriota di recepimento della direttiva europea MiFID. Il sito indica quindi come proprio quadro normativo due giurisdizioni distinte, senza precisare in quale delle due l’operatore sarebbe stabilito e senza nominare alcun soggetto vigilato. Nella documentazione contrattuale di un intermediario regolare, la legge applicabile è una sola ed è coerente con il paese in cui l’intermediario è autorizzato.

Un nome estraneo rimasto nel testo

Nella pagina “About us”, il paragrafo dedicato alla tutela dei fondi recita: «All assured that when you fund your account with Ex 50, it’s safeguarded in a range of ways». Il nome “Ex 50” non compare in nessun altro punto del sito e non corrisponde al marchio esposto. È il residuo di un testo predisposto per una denominazione diversa e non aggiornato al momento del riutilizzo.

Recapiti costituiti da soli segnaposto

La pagina dedicata all’assistenza clienti pubblica come numeri di contatto 0000 00000000 e +00 0000 00 0000: sequenze di zeri, non componibili. Il campo “Address:” è presente ma vuoto. Non è indicata alcuna casella di posta elettronica. La politica antiriciclaggio rinvia a support@RoyalAssetManagement, stringa priva della parte dopo il punto e quindi inutilizzabile come indirizzo email. Gli orari di assistenza sono indicati in tre modi diversi e incompatibili tra loro nelle tre pagine che li menzionano.

Le date dichiarate e le date verificabili

La pagina “About us” afferma «We started our journey on September 2009». La home rivendica una «forte presenza nel settore da oltre 10 anni», «i nostri 10+ anni di esperienza» e il titolo di «migliore scelta nel settore del trading per il quinto anno consecutivo».

Il dominio su cui questi testi sono pubblicati esiste da quarantanove giorni ed è registrato per la durata minima di un anno, con scadenza a luglio 2027. Il dominio precedente riconducibile allo stesso marchio era stato registrato alla fine di marzo 2026, cioè meno di cinque mesi prima della verifica. La distanza tra l’anzianità dichiarata e quella osservabile è un dato di fatto, e riguarda il modo in cui la piattaforma si presenta a chi la incontra per la prima volta.

Il terminale di negoziazione è un software multi-marchio

Il sito dichiara che le “piattaforme ad alta tecnologia” sono i propri strumenti. Dall’analisi del codice dell’applicazione che gira su webtrader.rlassetmanagement.com emerge un quadro diverso: si tratta di un programma intitolato genericamente “Web Trader”, privo di qualunque personalizzazione di marchio, che contiene una schermata “Input Your App Code”, un identificativo di marchio, un percorso interno dedicato all’elenco dei marchi supportati e un comando “Change App Code”.

In parole semplici: è un terminale white-label, cioè un software prodotto da un fornitore terzo e configurabile per marchi diversi, che diversi operatori possono adottare cambiando semplicemente un codice. Il fuso orario impostato per impostazione predefinita è quello di Nicosia, a Cipro. Il campo di accesso, inoltre, accetta come nome utente esclusivamente cifre: significa che non ti registri scegliendo le tue credenziali, ma ricevi un numero di conto assegnato da chi gestisce la piattaforma.

Bonus sui CFD e disclaimer da soggetto vigilato

Due elementi del sito meritano attenzione perché riguardano direttamente regole europee.

Il primo: il listino conti prevede «Extra Benefits (Bonuses)» gratuiti sui livelli da 1.500 e da 10.000 dollari. Gli incentivi al deposito sui CFD offerti alla clientela al dettaglio sono vietati nell’Unione Europea dalle misure di intervento sul prodotto adottate dall’ESMA e recepite in Italia dalla Consob. Un intermediario autorizzato a operare verso il pubblico italiano non può proporli.

Il secondo: il piè di pagina di ogni sezione riporta che «il 74% dei conti di investitori al dettaglio perde denaro negoziando spread bet e CFD con questo provider». È esattamente la formula che la normativa europea impone agli intermediari autorizzati, i quali devono pubblicare la propria percentuale effettiva, calcolata sui propri clienti reali. Qui la formula compare in un sito che non dichiara alcuna autorizzazione e nessun soggetto a cui quella percentuale sarebbe riferibile.

Da non confondere: RoyalAssetManagement non è Royal London Asset Management

Su questo punto è importante essere netti, perché la somiglianza dei nomi può ingannare.

Royal London Asset Management Limited (RLAM) è una società di gestione del risparmio britannica regolarmente autorizzata e vigilata dalla FCA, con numero di riferimento 141665, registrata in Inghilterra e Galles, con sede a Londra e sito ufficiale rlam.com. Non ha alcun rapporto con la piattaforma analizzata in questo articolo. La sigla “RL Asset Management” è graficamente vicina all’acronimo RLAM, ma sul sito esaminato non compare alcun riferimento a Royal London: le ricerche testuali di “Royal London”, “London” e “United Kingdom” su tutte le pagine restituiscono zero occorrenze. Se stai valutando un investimento con RLAM, quanto scritto qui non ti riguarda.

Allo stesso modo, va tenuto distinto un avviso storico pubblicato dalla FCA nel 2004 e aggiornato nel 2014 a proposito di un soggetto denominato “Royal Asset Management of Canada”: riguarda un’altra denominazione, un altro paese e un’epoca diversa. Nessun elemento lo collega alla piattaforma odierna, e accostare i due sarebbe scorretto.

Che cosa fare se hai già versato denaro

Se hai un conto aperto o hai effettuato depositi, ci sono alcune azioni che conviene compiere subito, prima ancora di qualsiasi valutazione legale.

  • Non effettuare ulteriori versamenti. In particolare, diffida di qualsiasi richiesta di pagare imposte, commissioni, cauzioni o “sblocchi” come condizione per ricevere un prelievo: nessun sistema fiscale regolare funziona chiedendo un bonifico al contribuente prima di liquidargli somme proprie.
  • Conserva tutto. Screenshot delle schermate del conto, ricevute dei bonifici, estratti conto della carta, email, messaggi su WhatsApp o Telegram, nomi e numeri di telefono dei consulenti, registrazioni di eventuali chiamate. È il materiale su cui si costruisce qualsiasi azione successiva.
  • Non chiudere il rapporto in autonomia. Prima di cancellare account, disinstallare applicazioni o cedere alle pressioni di chi ti invita a “regolarizzare” la posizione, fai valutare la situazione: alcune di queste mosse distruggono prove utili.

Il quadro giuridico italiano

In Italia, la prestazione di servizi e attività di investimento nei confronti del pubblico è riservata dal Testo Unico della Finanza ai soggetti autorizzati e iscritti negli appositi albi. L’esercizio di tali attività in assenza di autorizzazione integra il reato di abusivismo finanziario, punito dallo stesso Testo Unico con la reclusione e la multa. È in questa cornice che si collocano i provvedimenti di oscuramento adottati dalla Consob sulla base dei poteri introdotti dal decreto crescita.

Quando alla mancanza di autorizzazione si accompagnano artifici o raggiri che inducono la persona a disporre del proprio denaro, può configurarsi il delitto di truffa previsto dal codice penale, aggravato quando è commesso con modalità telematiche. La presentazione ingannevole di un servizio finanziario può inoltre rilevare come pratica commerciale scorretta ai sensi del Codice del Consumo, con conseguenze anche sul piano civilistico: in generale, si può dire che i contratti conclusi con un intermediario non autorizzato presentano profili di invalidità che possono essere fatti valere per chiedere la restituzione di quanto versato. Molto dipende, però, dalle circostanze concrete: dal canale di pagamento utilizzato, dai tempi, dalla documentazione disponibile e dalla collocazione geografica dei conti di destinazione.

Quando è il momento di farsi assistere

C’è un momento preciso in cui la vicenda smette di essere una questione da gestire da soli e diventa un caso che richiede assistenza tecnica: quando il prelievo viene rifiutato o rinviato, quando ti viene chiesto di pagare qualcosa per ottenere il tuo denaro, quando il consulente cambia tono, quando le somme in gioco superano quelle che saresti disposto a perdere. In quei momenti conta soprattutto la velocità: i termini per contestare un pagamento sono brevi e i fondi si spostano rapidamente attraverso più conti.

Una valutazione professionale serve a capire, sulla base dei tuoi documenti, quali strade siano concretamente percorribili: la contestazione presso l’istituto di pagamento, la segnalazione alle autorità competenti, l’azione civile per la restituzione delle somme, la denuncia penale. E serve, altrettanto, a capire quando una strada non è percorribile, per non spendere tempo e risorse in un percorso senza sbocco.

Se anche tu hai versato denaro su rlassetmanagement.com, su un altro sito che si presenta con il marchio RoyalAssetManagement o su una piattaforma di trading che oggi ti rende difficile prelevare, fissa subito una consulenza gratuita e valuteremo insieme quali strategie adottare per procedere al recupero del tuo capitale.

Domande frequenti

RoyalAssetManagement è una truffa?

Quello che emerge dalla verifica è un profilo di rischio elevato: dominio di quarantanove giorni, titolarità schermata, nessuna società dichiarata, nessuna licenza indicata a fronte di un’offerta di CFD a leva, incongruenze nei documenti legali e recapiti fittizi. La combinazione di questi elementi consiglia la massima prudenza prima di affidare capitali alla piattaforma.

Che differenza c’è con Royal London Asset Management?

Sono soggetti del tutto diversi e senza alcun rapporto tra loro. Royal London Asset Management (RLAM) è una società britannica regolarmente autorizzata dalla FCA, con sito ufficiale rlam.com. La somiglianza è solo grafica, dovuta alla sigla “RL”: sul sito analizzato non compare alcun riferimento a Royal London.

Il sito ha il lucchetto verde e un certificato di sicurezza: non è una garanzia?

No. Il lucchetto indica soltanto che il traffico tra il tuo browser e il sito è cifrato. Il certificato presente su questo dominio è di tipo “Domain Validation”, cioè attesta unicamente il controllo del dominio, non l’esistenza né l’identità di una società. Certificati di questo tipo sono gratuiti e si ottengono in pochi minuti.

 

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