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ToggleTruffa Trading Meloni: perché i social guadagnano dai finti annunci?
Ti è apparso un post sponsorizzato con Giorgia Meloni che promette guadagni facili con il trading online? Attenzione: sei nel mirino di una truffa finanziaria basata su deepfake. Nonostante le segnalazioni, questi annunci continuano a invadere Facebook e Instagram. Perché le piattaforme non li bloccano?
Due inchieste shock del Wall Street Journal e di Reuters rivelano una verità inquietante: la sicurezza dei consumatori sembra passare in secondo piano rispetto ai profitti pubblicitari delle Big Tech.
Meta e il mercato delle frodi online: I dati dell’inchiesta WSJ
Secondo il Wall Street Journal, Meta (proprietaria di Facebook e Instagram) è diventata un pilastro fondamentale per il mercato delle frodi su Internet. I numeri emersi dai documenti interni del 2022 sono allarmanti:
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Il 70% dei nuovi inserzionisti sulle piattaforme Meta promuoveva truffe o prodotti illeciti.
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I truffatori non usano solo volti noti; clonano l’identità di piccole imprese reali, distruggendone la reputazione e raggirando i clienti ignari.
Nonostante Meta dichiari di investire in sicurezza e riconoscimento facciale, il flusso di inserzioni truffaldine sembra inarrestabile.
La “Tassa sulle Truffe”: 16 Miliardi di motivi per non bloccare
Meta guadagnerebbe circa 16 miliardi di dollari l’anno (il 10% del fatturato totale) da pubblicità con chiari segni di attività fraudolente.
Come funziona il filtro di Meta?
Per capire come funziona il “filtro” di Meta, dobbiamo immaginare un sistema di sicurezza che, invece di comportarsi come un muro invalicabile, si comporta come un casello autunnale a tariffa variabile.
L’inchiesta di Reuters basata sui documenti interni del 2025 descrive un meccanismo cinico che mette in secondo piano la sicurezza dell’utente a favore del bilancio aziendale. Ecco i tre pilastri di questo sistema spiegati nel dettaglio:
1. La “Soglia di Certezza” (Il limite del 95%)
Meta utilizza algoritmi di intelligenza artificiale per scansionare milioni di annunci ogni giorno. Questi sistemi assegnano a ogni pubblicità un “punteggio di rischio”. Il problema è che l’azienda ha impostato l’asticella per il blocco automatico a un livello altissimo: il 95% di probabilità di frode.
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Cosa significa: Se il sistema è sicuro all’80% o al 90% che un annuncio con la faccia della Meloni sia una truffa, non lo blocca.
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Perché lo fanno: L’azienda vuole evitare i cosiddetti “falsi positivi” (bloccare per errore inserzionisti onesti), perché ogni annuncio bloccato è un mancato guadagno immediato. Tuttavia, questo lascia una “zona grigia” enorme in cui i truffatori operano liberamente.
2. Il “Sovrapprezzo per il Rischio” (La tassa sulla truffa)
Qui entriamo nell’aspetto più controverso. Se l’algoritmo rileva che un inserzionista è probabilmente un truffatore (ma non raggiunge quel fatidico 95%), Meta applica tariffe pubblicitarie più elevate.
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La logica ufficiale: Meta sostiene che alzare i prezzi serva a scoraggiare gli attori malintenzionati rendendo la truffa meno profittevole.
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La realtà dei fatti: Nella pratica, Meta incassa più soldi proprio dai soggetti che ritiene pericolosi. Invece di espellere il “sospetto criminale” dal centro commerciale, gli chiede un affitto più alto per restare.
3. Il ROI del Truffatore: Perché pagare di più non li ferma
Il motivo per cui questa strategia fallisce miseramente nella protezione dei consumatori risiede nel ROI (Return on Investment).
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Azienda Onesta: Se vendo scarpe, ho costi di produzione, logistica e tasse. Se Meta alza i prezzi della pubblicità, il mio margine scompare e sono costretto a smettere.
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Truffatore: Non ha costi di produzione. Il suo “prodotto” è il furto. Se spende 1.000€ in pubblicità e riesce a truffare anche solo una persona per 5.000€ (una cifra comune nelle finte piattaforme di trading), ha quadruplicato l’investimento.
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Anche se Meta raddoppia la tariffa portandola a 2.000€, il truffatore che organizza la truffa trading Meloni guadagna comunque 3.000€ netti. Pagare di più per lui è solo un costo operativo accettabile.
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In sintesi: Un sistema a “Vasi Comunicanti”
I documenti rivelano che questa politica crea un flusso di denaro costante: i truffatori rubano ai cittadini e una parte di quel bottino finisce nelle casse di Meta sotto forma di “tariffe pubblicitarie maggiorate”.
Mentre l’azienda dichiara pubblicamente di combattere le frodi, internamente ha creato un ecosistema dove il sospetto di truffa viene monetizzato invece di essere eliminato.
Come riconoscere le truffe trading con Deepfake
I criminali informatici oggi utilizzano l’Intelligenza Artificiale per creare video iper-realistici (deepfake) dove politici o giornalisti famosi invitano a investire. Ecco i segnali d’allarme:
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URL del sito: Anche se la pagina sembra il Corriere della Sera o Ansa, controlla l’indirizzo nel browser. Se non è quello ufficiale (es.
corriere.it), chiudi tutto. -
Promesse irrealistiche: Rendimenti garantiti del 10% al giorno o guadagni sicuri con “algoritmi segreti” non esistono nel mercato legale.
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Senso di urgenza: “Ultimi posti disponibili”, “L’offerta scade tra 5 minuti”. È una tecnica di pressione psicologica.
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L’effetto algoritmo: Se clicchi per errore su un annuncio, l’algoritmo ti mostrerà sempre più truffe simili. Segnala immediatamente il post per interrompere il flusso.
Difesa Consumatori: Cosa puoi fare oggi
Nonostante le leggi europee come il Digital Services Act (DSA) stiano cercando di imporre più responsabilità alle piattaforme, la prima linea di difesa resta il cittadino.
Segnala e Condividi: Se vedi un annuncio sospetto con Mattarella, Meloni o altri VIP, non limitarti a ignorarlo. Segnalalo come “Frode o Truffa”. Ma soprattutto, informa i tuoi contatti meno esperti di tecnologia.
Resta protetto con noi
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Una risposta
Ho sempre denunciato le truffe di trading che appaiono quotidianamente su Linkedin, sfruttano la visibilità di giornalisti, politici, che fingono un dinattito acceso… l’ultimo con Sigfrido Ranucci. Ma per uno che viene annulla e oscurato ne compaiono altri tre! Allora mi chiedo: devo essere io a denunciare? La piattaforma che fa, sta a ricevere passivamente? Allora, non è più semplice istituire per le associazioni dei consumatori una forza di controllo a monte, che blocca prima che arrivi sulla piattaforma dei social?
Grazie